Una coscienza globale per il rispetto del nostro ambiente

Più andiamo avanti più ci rendiamo conto che, per quanto le persone dicano di avere percezione di quello che stiamo facendo all’ambiente, in realtà questo non è mai del tutto vero.

Quello di cui ci rendiamo maggiormente conto, al di là della percezione del danno globale che stiamo infliggendo all’ambiente, è il fatto che le persone, per lo più, non reputi il loro agire come fondamentale per definire una direzione per il cambiamento. Il mondo intorno a noi ha assunto una dimensione, nel nostro immaginario, tale da non concederci più la speranza che il singolo, attraverso il suo cambiamento, possa rappresentare un passo significativo ed importante per il cambiamento globale e, purtroppo questo, in parte, è vero.

Ma non dobbiamo permettere che il trand delle nazioni ci impoverisca ancora di più. Ognuno è artefice della propria vita, ognuno può fare una scelta, ogni giorno, e questa scelta può essere mossa da coraggio o da rassegnazione, da valore o da disinteresse. Il livello di valore insito in un’azione va deperendo ogni giorno di più sfiancato dalla direzione di tutti. Come è possibile tutto questo?

Avremo modo in questa rubrica di scavare l’argomento e andare a cercare di capire meglio ogni aspetto del problema ma in questo primo articolo vogliamo solo essere scandalosamente retorici dicendo che dobbiamo salvare il nostro pianeta e per farlo dobbiamo tornare ad essere piccoli, semplici ed intelligenti e per rendere questo possibile dobbiamo avere soltanto un po’ di umiltà e la capacità di osservare gli altri esserini che popolano questo pianeta.

Ogni essere sviluppa una naturale relazione con l’ambiente che lo circonda. L’ambiente è composto dagli altri esseri della sua specie, da altre specie viventi del regno della flora e della fauna e da un pianeta che ospita tutti quelli appena nominati. Ogni essere vivente attraverso la sua esperienza di vita sviluppa (o tende a sviluppare) un equilibrio con il sistema in cui la sua vita è calata, alcuni ci riescono più facilmente altri meno facilmente ma possiamo notare come ad ogni essere la natura riservi un suo giusto spazio.
Tutti gli esseri quindi tendono all’equilibrio, ad eccezione dell’essere umano. Questo, che si dice sia dotato di un potenziale intellettivo molto superiore alla maggior parte delle altre specie viventi, è l’unico che non tende a questo equilibrio.

Dobbiamo tornare ad essere parte di questo tutto attraverso la nostra ricollocazione in questo equilibrio di equilibri. Dobbiamo tornare a credere che non siamo superiori ad altri esseri ma che siamo, insieme a loro parte di una vita le cui regole non sono dettate da noi ma da una natura che non è soltanto il nostro pianeta ma il nostro universo e forse oltre.

Il nostro viaggio tenterà di riportarci con i piedi in terra e vedremo ineluttabilmente come ogni nostro progresso, non umilmente valutato nel suo manifestarsi, abbia generato solo danni, peggioramenti, distruzione, morte. Anche quei che nell’immediato ci hanno dato un risultato apparentemente positivo ed un esito che sembrava di successo, se non sono stati vissuti nel rispetto della natura, a medio e lungo termine sono mutati in fallimenti.

Scopriamo qualcosa, siamo tutti eccitati dal potere che la scoperta ci propone e passiamo subito a volere di più senza fermarci a considerare quello che c’è da imparare, chi ci sia da rispettare, quanto ci sia da dover aspettare per garantire un significato a lungo termine. Anche di questo parleremo approfonditamente cercando di analizzare ed evidenziare come anche le maggiori e più certe scoperte, i progressi che sembrano più universalmente sani, quando non correttamente rapportati alla natura, tendono a trasformarsi in insuccessi o peggio ancora in fallimenti ed il processo è inarrestabile. Come un effetto domino si ripercuote su mille altri aspetti e cose che non avevamo considerato per la fretta di gridare al successo.

Dobbiamo, ed è un imperativo assoluto, smettere di pensare di essere déi di noi stessi, e non perché ci sia necessariamente un Dio a cui doverci rivolgere, ma perché ci carichiamo di un importanza e di un potere che non abbiamo, non abbiamo mai avuto e non avremo mai. Tornare piccoli, invece, non vuol significare sminuire noi stessi o umiliarci, tornare piccoli significa tornare a vederci per quello che siamo, per il peso che possono portare le nostre braccia e la nostra schiena, per i metri che possono percorrere le nostre gambe e per il bene che può fare il nostro intelletto.

Dobbiamo ammettere che la natura ci ha sempre più punito che premiato per la nostra superbia, per la nostra arroganza e per la nostra incapacità di riconoscere quello che è. In effetti non vogliamo toglierci più importanza di quanta no ce ne siamo assegnati impunemente. Siamo esseri straordinari solo nel piccolo, ci avete fatto caso? le nostre migliori azioni sono a portata delle nostre braccia e chiunque nella storia abbia agito per salvare il mondo, alla fine ha solo rischiato di affondarlo con maggiore rapidità.

E’ la chiave della felicità: ridimensionare il nostro orizzonte, perché più lontano poniamo le nostre mete più rendiamo inaccessibile la felicità e la felicità è quell’equilibrio di cui parlavamo prima.

L’uomo è e deve essere il centro del mondo, ognuno deve considerarsi il centro del proprio mondo e quindi la prima cosa da salvare.
Si può evitare l’estinzione e la distruzione di questo pianeta.

Come? Non avevate ancora capito che è verso questo che stiamo correndo ogni giorno più rapidamente e incontrovertibilmente? Allora è vero che non avete percezione del danno arrecato a questo mondo dalla rivoluzione industriale ad oggi.

E’ ora di prendere coscienza.

 

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